Il quotidiano più importante della stampa “W” di New York lo definisce “youthquake”, terremoto; “Vogue” parla di lui come il giovane talento “with the face of Botticelli angel and the spirit of Johnny Rotten”.
Questo è solo l’incipit della prematura carriera artistica di Laccio, Emanuele Cristofoli: a 22 anni, le riviste di moda più famose al mondo, già parlavano di lui. Ora, all’età di 28 anni, Laccio può vantare un curriculum impensabile per un artista così giovane.
Nato nella provincia di Latina nel giugno dell’81, Laccio incassa un successo dopo l’altro, come ballerino e come coreografo, al fianco di grandi personaggi italiani ed europei: partendo da Tiziano Ferro nel “111% Tour”, passando per Meg, ad Ambra Angiolini con la cura completa delle coreografie del programma in prima serata su MTV; la cura della grafica, del video e delle coreografie per Raf e il “Metamorfosi Tour 2009″; con il rapper Coolio nel videoclip Dip it ed alcuni sui live in italia e svizzera; coreografa ancora il gruppo londinese XXS; sbarca ad Istanbul dove segue l’icona turca Hande Yener; al fianco di Lorella Cuccarini per la sigla de “La sai l’ultima?” propone nuovamente le sue coreografie davanti la regia di Luca Tommassini; ed ora da settembre 2009 segue le coreografie di Domenica 5, ogni domenica pomeriggio con Federica Panicucci su Canale 5.
I suoi contributi non terminano qui: le numerose partecipazioni nei videoclip sia come ballerino, insieme al resto del Modulo Project, che come coreografo lo portano a collaborare con registi come Cosimo Alemà, Daniele Persica, Marco Bellone, Luca Tommassini e Gaetano Morbioli, con cui condivide il trattamento del video di Raf “Ossigeno”.
Più volte tra le giurie nei vari concorsi di danza in Italia, Laccio, direttore artistico della realtà più forte nel panorama italiano della danza urbana, i Modulo Project, ha creato insieme ai suoi compagni di vita e di lavoro un vero e proprio marchio, riconoscibile tra tutte le varie offerte artistiche per lo stile originale, la cura del particolare e il totale abbandono degli stereotipi.
Questo è il caso in cui la giovane età non corrisponde in nessun modo all’inesperienza, ma diviene sinonimo di innovazione e genialità.


